Erosione, nel Salento piccoli centri a rischio esclusione, Causo: «Risorse e regole più semplici»
L’erosione costiera nel Salento non è solo un’emergenza ambientale. È, prima di tutto, una sfida di equità politica e tecnica. Nonostante i nuovi indirizzi della Regione Puglia, il rischio è che i piccoli comuni restino ancora una volta ai margini, schiacciati da costi di progettazione proibitivi e risorse insufficienti. Per questo, secondo l’ingegnere Francesco Causo (Ceo e founder di Vitruvio Società Benefit), serve una visione inclusiva: senza semplificazione e fondi certi per la ricognizione, la tutela dei nostri 220 km di costa rimarrà un privilegio per pochi. Di seguito l’articolo pubblicato il 23 marzo scorso sulle pagina di Lecce del Nuovo Quotidiano di Puglia.
«La lotta all’erosione costiera non può restare terreno per pochi». A riportare l’attenzione su una delle criticità più urgenti del Salento è Francesco Causo, ingegnere e Ceo di Vitruvio Società Benefit, studio di ingegneria ambientale. Il punto è chiaro: serve una responsabilità condivisa che trasformi l’emergenza in un processo realmente inclusivo, capace di coinvolgere i 27 comuni costieri della provincia di Lecce – circa 220 chilometri di litorale, il 29% della costa pugliese – senza distinzioni di peso o dimensione.
Secondo i professionisti la Giunta guidata da Antonio Decaro ha avuto il merito di introdurre un cambio di rotta non scontato: superare la logica dei bandi competitivi tra amministrazioni locali in un settore strategico per il futuro del territorio. Un passo avanti ma evidentemente non ancora sufficiente. Per anni, infatti, il sistema ha premiato i comuni più strutturati, lasciando ai margini le realtà più piccole e spesso le più esposte. Da Sannicola (con Lido Conchiglie) a Patù (marina di San Gregorio) sullo Ionio, a Corsano (con la marina di Guardiola), e Diso (con la marina di Marittima) e Salve con Lido Marini, Pescoluse, Posto Vecchio e Torre Pali, la fragilità corre lungo entrambe le coste. Due, secondo Causo, gli elementi imprescindibili.

«Il primo riguarda le risorse economiche. Senza finanziamenti adeguati nella fase iniziale di ricognizione e progettazione delle criticità, ogni ambizione di equità resta sulla carta. Lo stanziamento di 5 milioni di euro, pur significativo, appare insufficiente: può coprire pochi interventi già pronti, ma non consente di far emergere il fabbisogno reale, soprattutto nei piccoli comuni, spesso privi di personale tecnico e risorse per sviluppare progetti avanzati – sostiene l’ingegnere –. Il secondo è la semplificazione. Oggi il livello progettuale richiesto, il Piano di fattibilità tecnico-economico, comporta costi elevati già nelle fasi preliminari. Monitoraggi, analisi, opere di consolidamento e piani di gestione richiedono investimenti difficilmente sostenibili per le amministrazioni minori. Un dato su tutti: il solo progetto di Ugento (poi bocciato nelle scorse settimane, assieme a Lecce e Melendugno, ndr) assorbirebbe quasi per intero i 5 milioni previsti in questa fase emergenziale, evidenziando la distanza tra risorse disponibili e bisogni reali del territorio».
Insomma, senza una ricognizione organica, risorse adeguate e strumenti più accessibili, i piccoli comuni resteranno inevitabilmente ai margini. E con loro, una parte rilevante delle criticità del litorale continuerà a non essere rappresentata e quindi affrontata.
Qui il primo piano pubblicato da Quotidiano il 23 marzo 2026.
