Punta Ristola, il progetto che mette in sicurezza il costone e tutela la Grotta Porcinara
Difendere dall’erosione un tratto di costa tra i più suggestivi del Salento significa anche preservarne la storia, il paesaggio e la sicurezza. È da questo principio che nasce il progetto di consolidamento del costone di Punta Ristola, candidato in Regione Puglia dal Comune di Castrignano del Capo nell’ambito degli interventi per la mitigazione del rischio da erosione costiera. Alla definizione tecnica delprogetto ha contribuito Vitruvio Srl Società Benefit, capogruppo del raggruppamento di professionisti (Vitruvio, architetto Daniele Lia, architetto Sergio Piccoli), incaricato di affiancare il responsabile unico di progetto, l’ingegnere Leonardo Campa.
E l’area di intervento rappresenta uno dei punti più delicati dell’intera costa salentina. Punta Ristola ricade infatti nell’ambito paesaggistico del Salento delle Serre del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale ed è interessata da numerosi vincoli ambientali, naturalistici e archeologici. A ciò si aggiunge una condizione geomorfologica particolarmente critica: il Piano di assetto idrogeologico classifica il versante a pericolosità geomorfologica molto elevata (PG3) e a rischio idrogeologico molto alto (R4). Il promontorio è modellato da brecce calcaree plioceniche poggiate su formazioni più antiche, caratterizzate da una successione di litologie rigide e più plastiche. È proprio questa alternanza, unita alle numerose discontinuità strutturali della roccia e all’azione incessante del mare che scalza il piede della falesia, a determinare fenomeni di instabilità quali crolli, ribaltamenti, scivolamenti e caduta di massi.
Le conseguenze interessano un patrimonio di straordinario valore. Ai piedi del costone si apre Grotta Porcinara, santuario rupestre frequentato tra la fine del I secolo a.C. e la prima metà del III secolo d.C., celebre per le sue epigrafi incise nella roccia e oggi interdetto proprio a causa delle condizioni di dissesto. Sopra la grotta insistono inoltre alcune abitazioni private, a ridosso del costone corre la viabilità comunale e provinciale e prende vita uno dei luoghi più frequentati della costa di Santa Maria di Leuca durante la stagione estiva. Per questo il progetto concentra gli interventi su circa 160 metri di costone, individuati come prioritari sia per la presenza della Grotta sia per le infrastrutture pubbliche e private che insistono sull’area.

La prima fase riguarderà il disgaggio controllato dei blocchi instabili. L’operazione sarà eseguita da rocciatori specializzati che procederanno alla rimozione selettiva delle masse rocciose potenzialmente pericolose dopo averne valutato attentamente le traiettorie di caduta. A seconda delle condizioni del versante, il disgaggio avverrà manualmente, mediante palanchini e picchi, oppure con martinetti idraulici ad alta pressione. Per la stabilizzazione del piede della falesia il progetto prevede la realizzazione di un Anchor Wall System, una struttura in terra rinforzata costituita da armature in geocomposito e da un paramento in blocchi di calcestruzzo interconnessi, completata da uno strato drenante posto a tergo. Si tratta di una soluzione particolarmente indicata nei tratti di costa soggetti all’azione di onde di media energia, capace di coniugare efficacia strutturale e inserimento paesaggistico.
Nei settori superiori del versante il consolidamento sarà invece affidato a un sistema composto da geogriglie in poliestere rivestite in Pvc, casseri a perdere in rete elettrosaldata, biostuoie naturali egeocompositi drenanti, con l’obiettivo di incrementare la stabilità del pendio favorendo, al tempo stesso, il naturale rinverdimento delle superfici. Particolare attenzione è stata riservata a Grotta Porcinara. Il punto più critico è rappresentato da una lesione passante presente in prossimità dell’ingresso. L’intervento prevede imperneazioni incrociate mediante barre in acciaio inox inserite in perforazioni a lenta rotazione, con una densità di quattro barre per metro lineare, seguite da un trattamento idrorepellente a base di organopolisilossani, dalla posa di tessuto non tessuto e dal ripristino della malta strutturale all’intradosso della volta.

Anche le modalità di cantiere sono state studiate in funzione della particolare morfologia del sito. In gran parte del costone, infatti, l’accesso da terra risulta impraticabile o eccessivamente rischioso. Per questo la maggior parte delle lavorazioni sarà eseguita via mare, utilizzando pontoni che trasferiranno materiali e attrezzature dal porto di Santa Maria di Leuca. Le operazioni di scarico potranno avvenire esclusivamente in condizioni meteomarine favorevoli e saranno costantemente assistite da un sommozzatore. L’unico accesso terrestre disponibile rimarrà quello di via Toma, dal quale sarà possibile movimentare materiali e mezzi mediante gru. Il progetto rappresenta così un esempio di come l’ingegneria possa intervenire in contesti di elevata sensibilità ambientale e culturale, adottando soluzioni tecniche avanzate per ridurre il rischio geomorfologico senza alterare l’identità dei luoghi. Insomma, consolidare il costone roccioso e, allo stesso tempo, preservare nel tempo uno dei paesaggi più rappresentativi del Capo di Leuca e restituire sicurezza e fruibilità a un sito archeologico che racconta oltre duemila anni di storia.
Del progetto ne ha parlato il Nuovo Quotidiano di Puglia, edizione di Lecce, col commento dell’ingegnere Lara Lopez, Ceo e fonder di Vitruvio Srl Società Benefit.
